Il sistema antiriciclaggio è volto a prevenire l’ingresso di risorse di origine criminale nelle attività economiche legali al fine di preservare stabilità, integrità, condizioni di corretto funzionamento e di concorrenza dei mercati finanziari e, in generale, del contesto economico-sociale. Nel contempo il sistema di prevenzione costituisce un importante complemento dell’attività di repressione dei reati, in quanto intercetta e ostacola l’impiego e la dissimulazione dei relativi proventi. L’apparato antiriciclaggio, per la sua capacità di individuare e ricostruire condotte criminali, è utilizzato anche per il contrasto del finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa.

L’ordinamento italiano in materia si è sviluppato in coerenza con gli standard internazionali e delle direttive europee. La cornice legislativa antiriciclaggio è oggi rappresentata dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, che ha recepito la direttiva 2005/60/CE  (cd. terza direttiva antiriciclaggio), razionalizzando una pluralità di fonti previgenti stratificatesi nel tempo. Il decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 , ha attuato la medesima direttiva per i profili di contrasto del finanziamento del terrorismo e dell’attività di Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale.

Il d.lgs. 231/2007 ha adottato, in coerenza con la disciplina comunitaria, una nozione di riciclaggio che comprende anche l’attività di autoriciclaggio, vale a dire le operazioni compiute da coloro che hanno commesso o concorso a commettere il reato di cui sono frutto i beni oggetto dell’operazione medesima (cd. reato presupposto) (art. 2). Nel sistema di repressione penale l’autoriciclaggio è stato invece considerato, per lungo tempo, come un post-factum di per sé non punibile. In data 4 dicembre 2014 il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché in materia di autoriciclaggio, con il quale viene previsto tale reato, attribuendo rilevanza penale ai fatti individuati dal nuovo articolo 648 ter.1 del codice penale.

Il sistema di prevenzione del riciclaggio si fonda sulla collaborazione tra operatori, autorità amministrative e investigative. Sulla base di un principio generale le misure previste sono proporzionate al rischio (art. 3). Gli operatori sono chiamati ad adempiere a specifici obblighi e a rispettare apposite regole: l’adeguata verifica della clientela e la registrazione dei rapporti e delle operazioni in Archivio Unico Informatico - AUI (artt. 15-39); l’individuazione e la segnalazione delle operazioni sospette, che integrano la “collaborazione attiva” (artt. 41-48); l’adozione di misure organizzative e di presidi formativi dedicati, che costituiscono il substrato dell’adempimento degli obblighi (cfr. artt. 7, comma 2, e 54). Le limitazioni alle operazioni in contante e gli obblighi di canalizzazione tramite intermediari vigilati (a fini di tracciabilità) ostacolano condotte a elevato rischio di riciclaggio (artt. 49-51).

La platea dei destinatari degli obblighi, ampliatasi nel tempo, comprende categorie omogenee di soggetti in rapporto all’attività svolta e, correlativamente, agli obblighi a ciascuna riferibili. Un primo gruppo di soggetti è rappresentato dagli intermediari bancari, finanziari e assicurativi e dalle diverse figure di collaboratori esterni ai medesimi (art. 11). Ad essa si aggiungono diverse categorie di professionisti (notai, avvocati, dottori commercialisti, prestatori di servizi relativi a società e trust indicati dall’art. 12), i revisori contabili (art. 13) e altri operatori di specifici comparti (attività di recupero crediti; di custodia e trasporto di denaro contante, titoli, valori; di gestione di case da gioco; offerta di giochi e scommesse on line e su rete fisica; agenzie di mediazione immobiliare di cui all’art. 14). Il quadro dei destinatari degli obblighi include anche gli uffici della pubblica amministrazione e gli altri soggetti indicati dall’art. 10, tenuti alle segnalazioni delle operazioni sospette.

Il d.lgs. 231/2007 ha riordinato e rafforzato assetti e competenze delle Autorità coinvolte a vario titolo nell’azione di prevenzione del riciclaggio e di contrasto del finanziamento del terrorismo, salvaguardando la separazione tra funzione politica e autorità tecniche, istituendo l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), valorizzando la cooperazione istituzionale tra le Autorità e quella su scala internazionale.

Il Ministro dell’economia e delle finanze è responsabile delle politiche di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e, in tale veste, promuove la collaborazione tra la UIF, le Autorità di vigilanza di settore, gli ordini professionali e le forze di polizia. Il Ministero cura i rapporti con gli organismi internazionali, esercita i poteri sanzionatori e segue la materia delle limitazioni all’utilizzo del contante (artt. 49-51 e 58-60). Il Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), già istituito con d.l. 369/2001 (convertito nella legge 431/2001) presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha compiti di coordinamento tra Autorità e di garanzia di funzionalità dell’intero sistema (art. 5); poteri specifici sono attribuiti al Comitato in tema di contrasto al finanziamento del terrorismo e all'attività di Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale (art. 3 del d.lgs. 109/2007).

Tra le autorità tecniche un ruolo centrale è assegnato all’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), istituita presso la Banca d’Italia in posizione di autonomia e indipendenza (art. 6). La UIF riceve e acquisisce informazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, principalmente attraverso le segnalazioni dei soggetti obbligati; di dette informazioni effettua l’analisi finanziaria, utilizzando l’insieme delle fonti e dei poteri di cui dispone, e valuta la rilevanza ai fini della trasmissione agli organi investigativi (Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza-NSPV  e Direzione Investigativa Antimafia-DIA) e della collaborazione con l’Autorità Giudiziaria. L’Unità è inoltre il perno degli scambi informativi internazionali mediante attivazione della rete delle corrispondenti Autorità estere, le Financial Intelligence Unit (FIU)  costituite nei singoli Paesi. Spettano alla UIF anche le funzioni normative in materia di operazioni sospette e quelle di controllo sui soggetti destinatari degli obblighi di collaborazione attiva.

Le Autorità di vigilanza di settore (Banca d’Italia, Ivass , Consob) sovrintendono all’emanazione della regolamentazione di rispettiva competenza sui diversi aspetti della materia (adeguata verifica della clientela, registrazione dei dati, organizzazione) e al rispetto della stessa da parte dei soggetti vigilati, esercitando i connessi poteri sanzionatori (artt. 55-60). Il quadro delle amministrazioni coinvolte è completato dagli Ordini professionali, che promuovono e controllano l’osservanza degli obblighi antiriciclaggio da parte degli iscritti nei propri albi (art. 8 comma 1 e art. 53, comma 3).

Gli organi investigativi (DIA e NSPV), nell’ambito delle proprie competenze, svolgono gli approfondimenti investigativi delle segnalazioni di operazioni sospette analizzate e trasmesse dalla UIF (art. 8).

La cooperazione tra le Autorità coinvolte assume diverse forme e direttrici: in deroga al segreto d’ufficio, le Autorità di vigilanza collaborano tra loro e con UIF, NSPV e DIA al fine di agevolare le rispettive funzioni; obblighi di informazione a vantaggio della UIF sono stabiliti in capo alle medesime Autorità di Vigilanza (oltre che alle amministrazioni e agli ordini professionali); in più punti viene prevista la cooperazione tra la UIF e gli organi investigativi e giudiziari per l’individuazione e l’approfondimento di operazioni e flussi anomali; specifiche previsioni regolano la collaborazione a livello internazionale, incentrandola sulle relazioni tra la UIF e le corrispondenti FIU estere (art. 9).

L’osservanza degli obblighi è presidiata da un articolato sistema di controlli e di sanzioni penali (art. 55) e amministrative (articoli da 56 a 58) previsto dal d.lgs. n. 231/2007.